Mostre

Le mostre rispettano le vigenti normative per anti-covid, per questo sarà necessario esibire green-pass per poter accedere alle strutture.
Fotografica è sviluppata all’interno di due spazi differenti:  Monastero del carmine con ingresso a pagamento mediante ticket e Daste – Ex centrale Daste e Spalenga ad ingresso gratuito.

Le mostre al Monastero del Carmine prorogate fino al 7 novembre
La mostra a Daste chiude l’1 novembre

I biglietti sono acquistabili online ed in loco.

“MALACARNE: KIDS COME FIRST”
Francesco Faraci

Monastero del Carmine, Bergamo

Sono un itinerario nel cuore di Palermo le immagini realizzate da Francesco Faraci “Malacarne: Kids come first”. Gli scatti, racchiusi in un libro, raccontano tre anni di attività del fotografo nelle viscere del capoluogo siciliano. I bambini vengono prima di tutto, anche in quelle realtà percepite ai margini della società, dove sono in vigore leggi non scritte che, a volte, si è costretti a conoscere e ad assimilare come vere e proprie regole dello stare al mondo.

“BROKEN SONGLINES”
Monika Bulaj

Monastero del Carmine, Bergamo

Broken songlines” è il progetto di Monika Bulaj: le sue fotografie immortalano le ultime oasi d’incontro tra fedi, zone franche assediate dai fanatismi armati, patrie perdute dei fuggiaschi di oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca, e dove, dietro ai monoteismi, appaiono segni, presenze, gesti, danze, sguardi. Un cammino che la fotografa realizza con i nomadi, minoranze in fuga, pellegrini, ricercando il bello anche nei luoghi più tremendi.

“BARACCOPOLIS”
Sergio Ramazzotti

Monastero del Carmine, Bergamo

In “Baraccopolis”, Sergio Ramazzotti offre uno sguardo che arriva dritto come un pugno allo stomaco su un fenomeno che interessa l’esistenza di un essere umano su sei. Periferia estrema della città, della società e della dignità umana, le baraccopoli interessano da vicino anche il nostro Paese.

Cantine, roulotte, automobili e baracche: non luoghi che sorgono al confine dei contesti urbani, al confine della realtà.

“L’ALTRA FACCIA” TRA VERDELLINO, ZINGONIA E CISERANO
Giovanni Diffidenti

Monastero del Carmine, Bergamo

“L’altra faccia” Tra Verdellino, Zingonia e Ciserano è il progetto fotografico di Giovanni Diffidenti che narra l’attività di Sguazzi Onlus, “A Beautiful Wave”. Le immagini catturano il lavoro di recupero dell’associazione su questo territorio tra il 2018 e il 2019 e portano a conoscenza del processo che ha coinvolto le Torri di Ciserano, documentando come erano appena prima e durante l’abbattimento. Sono le storie di ragazze e ragazzi che vivono, interagiscono, vogliono confrontarsi e mettersi in gioco l’uno con “l’altro”. Gli altri sono la ragazza senegalese che gioca a basket con il ragazzo pakistano o l’istruttore bosniaco che insegna parkour al giovane italiano.

“IL PICCOLO PAMIR AFGHANO”
Silvia Alessi

Monastero del Carmine, Bergamo

E ancora, Silvia Alessi ritrae la quotidianità delle popolazioni che abitano una delle periferie del mondo poste tra i 3 e i 4 mila metri sul livello del mare: “Il Piccolo Pamir Afghano” è una raccolta di immagini che immortalano il Corridoio Wakhan, una lunga striscia di terra larga pochi chilometri nell’Afghanistan nordorientale. Il Corridoio è divenuto vicolo cieco in seguito alla chiusura di tutte le frontiere, pattugliate a vista, rendendone impossibile l’uscita.

“MiRelLa”
Fausto Podavini

Monastero del Carmine, Bergamo

Mirella e Luigi sono uniti da 43 anni, dei quali gli ultimi sei hanno lottato contro la malattia degenerativa di Luigi, l’Alzheimer, che offusca i ricordi e cambia le persone inesorabilmente.

MiRelLa” di Fausto Podavini è un racconto lungo quattro anni, iniziato come uno studio sulla malattia, diventato presto narrazione di vita quotidiana. Una storia senza confini, racconto emotivo ed intenso di una sorta di periferia dell’anima: un non luogo che colpisce le persone indipendentemente dal sesso, dal ceto sociale, dal paese di provenienza.

“PRIGIONIERI”
Valerio Bispuri

Monastero del Carmine, Bergamo

I “Prigionieri” di Valerio Bispuri sono i detenuti delle carceri italiane: gli invisibili che vivono in un luogo non luogo, da sempre ai margini della società. Dopo aver concluso “Encerrados”, viaggio fotografico durato dieci anni attraverso 74 carceri del Sud America, Bispuri nel 2014 decide di continuare a esplorare il mondo dei detenuti nelle carceri italiane. “Prigionieri”, “Encerrados” e “Paco” formano la trilogia della libertà perduta. Una narrazione del quotidiano che esplora le condizioni di vita quotidiana dei detenuti e capire difficoltà, bisogni, emozioni.

“DIAGNOSI”
Emile Ducke

Monastero del Carmine, Bergamo

Emile Ducke ci porta infine a bordo di un convoglio ospedaliero che viaggia in città remote della Siberia. “Diagnosi” è il racconto fotografico del treno di San Luca, che per due settimane, dieci volte l’anno, attraversa l’entroterra russo, per offrire l’assistenza sanitaria mancante a chi abita in quelle terre remote, lontane, fredde.

 

Questo lavoro è stato premiato nella categoria Short Story del World Report Award|Documenting Humanity, il concorso internazionale del Festival della Fotografia Etica di Lodi.

“PHYSIS”
Cristian Rota

Monastero del Carmine, Bergamo

Infine, la “Physis” che si incontra in questo progetto di Cristian Rota è quella di “terre lontane” alla periferia del mondo, vissute come “luogo salvifico” che riduce a nulla il nostro antropocentrismo di fronte ad una Natura che è potenza creatrice e distruttrice, che opera incurante dell’uomo mortale. Da vedere per comprenderne la profondità e la bellezza.

“BERGAMO”
Gabriele Basilico

Daste – Ex Centrale Daste e Spalenga, Bergamo

 

Free Entry

Non solo cornice ma grande protagonista, “Bergamo” è la mostra di punta del festival. Gli scatti del grande fotografo Gabriele Basilico sono un viaggio nella città minuziosamente documentato, che mette in relazione architetture e spazi, contraddizioni ed assonanze grazie ad uno studio capillare ed un occhio meticoloso. Ne rimangono preziose foto, risultato di una verifica ottenuta in seguito al ‘gesto fondamentale del fotografo: il guardare’, come aveva lui stesso dichiarato in un’intervista del 1998.