Simone Cerio

La prima aurora

4/13 novembre

Ex carcere di Sant'Agata

«La mia famiglia è stata perseguitata per motivi politici e io sono stato costretto a lasciare tutto. Mi sono portato dietro solo ricordi, queste fotografie sul cellulare: i miei amici, la squadra di calcio in cui giocavo, mille selfie, i tramonti, la mia ragazza. E poi c'è questa foto. È venuta bene vero? L’ho fatta con lo zoom». Gli occhi di Ibrahim luccicano mentre mostra la fotografia dei gommoni finalmente tratti in salvo. È arrivato in Sicilia dall’Eritrea e, nel Centro di prima accoglienza Umberto I di Siracusa, aspetta di capire se potrà rimanere in Italia. Tutta la sua vita fino a quel momento è nel cellulare che mostra fiero al medico di Emergency che lo sta visitando.

Il progetto “La prima Aurora” nasce dal desiderio di raccontare la storia di Ibrahim e dei migranti che arrivano sulle coste italiane. Sbarcano nei porti prostrati dal viaggio, senza forze, e si accalcano sulla banchina in attesa di capire che cosa succederà. Pochi sanno da dove vengono, che cosa cercano e chi sono. Simone Cerio ha visitato i luoghi di sbarco e di prima accoglienza dove EMERGENCY lavora. Dall’incontro con i migranti è nato un ritratto corale da cui emergono racconti e oggetti legati al viaggio attraverso il deserto, alla traversata in mare e all’arrivo in Sicilia: lettere e fotografie, piccoli gioielli o ricordi di famiglia, un giocattolo trovato per strada, un paio di scarpe, un orologio da bambino. Oggetti trovati nella spazzatura o regalati dai passanti, ma capaci di colmare tempo e memoria, piccole ancore di salvezza per i momenti difficili. In attesa di mettere radici. «La Prima Aurora – sottolinea Cerio - è un corpo di fotografie “ritagliate” dal contesto in cui il soggetto è inserito che sposta l’attenzione dalla drammaticità dell’evento alla persona come essere unico ed esclusivo, scevro di qualsiasi caratterizzante, come lo spazio che ne identifica la condizione attuale. Gli oggetti, per lo più trovati nel luogo di transito, diventano simboli della dignità quotidiana che questi protagonisti tentano di recuperare, una volta chiusa la fase di separazione dalla propria terra». Visualizza la scheda

SIMONE CERIO nasce a Pescara nel 1983. È un reporter italiano specializzato in fotogiornalismo e linguaggi multimediali. Nel corso degli anni produce molti lavori documentaristici viaggiando in diversi Paesi: USA, Russia, Grecia, Albania, Ungheria, Serbia, Polonia, Afghanistan, Francia. In Russia, durante le elezioni presidenziali, realizza il progetto fotografico Russia 2.0 sui giovani anti-Putin. A Vienna espone N.D.R., un lavoro dedicato alla lotta alla ‘ndrangheta - la mafia calabrese -, realizzato con il supporto del Museo della ‘ndrangheta di Reggio Calabria. Nel 2014 - in collaborazione con EMERGENCY ONG ONLUS - completa un assignment in Afghanistan: When the others go away, esposto in tutta Italia. L’opera documenta la storia del primo specializzando italiano in chirurgia generale che ha terminato il proprio percorso di studi in un ospedale di guerra.

Nel 2010 vince la menzione d’onore al Festival di Fotogiornalismo di Atri ed il secondo premio al Festival di Savignano che lo colloca di diritto nei 14 finalisti del Portfolio Italia 2010. Nel 2011 è selezionato, insieme ad altri importanti fotografi italiani, per realizzare l’annuario speciale di Sette - il settimanale del Corriere della Sera - dedicato all’Italia. Nel 2014 vince il Perugia Social Photo Fest e, nella categoria ONG, il Festival della Fotografia Etica di Lodi. Nello stesso anno è semifinalista del Leica Talent 2014. Collabora con importanti riviste nazionali ed internazionali tra cui Gioia, Il Corriere della Sera, Alibi, Vogue, Vanity Fair, Russia Behind the Headlines, Shutr, Internazionale.

Nel 2012 è co-fondatore di MOOD Photography, un Centro studi di fotografia che mira a promuovere nuove forme di comunicazione a livello nazionale. Presso il Centro è docente di “Metodo e Linguaggi fotografici”. Attualmente è impegnato in progetti di ricerca sulla salute mentale dei migranti e sull’assistenza sessuale per persone disabili, continuando collaborazioni con ONG internazionali.

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