Giovanni Diffidenti

The only thing left to do is cling to God

4/13 Novembre

Ex carcere di Sant'Agata

(commento di un detenuto ciadiano nel centro di Gharyan) Persone rinchiuse da più di 12 mesi. Con pochissime o nessuna informazione su dove andranno o cosa succederà. Coperte mai lavate perché non c’è abbastanza acqua. Pane e marmellata per colazione, sempre. A pranzo riso, a cena pasta, sporcati di sugo di pomodoro. La gente ha segni evidenti di malnutrizione. Anemia: è la diagnosi più comune dei detenuti. Mancanza di vitamine. Gabinetti bloccati. Poca acqua. Odore. Se prima la gente non voleva essere fotografata, adesso c’è chi si offre volontario. In certi centri esiste l’assistenza medica da parte di organizzazioni umanitarie, ma il problema serio comincia quando il malato deve essere trasferito all’ospedale. Gli ospedali non hanno personale preparato per accogliere i clandestini. La discriminazione è all’ordine del giorno. Alcuni pazienti sono tenuti sotto sorveglianza con scorta militare. “Before we were fighting against one Gaddafi, now there are a thousand of them”. La frase detta da una delle guardie. Il solo parlare della loro condizione nei centri di detenzione sembra farli stare meglio. La frase più comune è: “ We are suffereing. We are tired men”. Alcuni detenuti iniziano a pensare di non essere trattati come clandestini, ma come ostaggi. Ci sono centri in cui il governo non ha ancora stabilito un accordo con le Katiba, le guardie che li gestiscono. Le guardie impegnate in alcuni centri non sono ancora state pagate e si servono dei clandestini per ricattare le autorità.

UNHCR ha ricevuto notizia di 1.000 persone partite dalla Libia e arrivate in Italia nel solo mese di novembre (external update - November 2012 UNHCR/Libya) Le ONG, sia locali sia internazionali, cercano di tamponare la gravità delle situazioni che incontrano nei centri, ma la volontà di risolvere il problema alla radice da parte dei governi coinvolti non c’è o forse le autorità sono incapaci di trovare una soluzione. La gente continua ad arrivare in Libia con la speranza di trovare un lavoro o di andare in un Paese europeo per migliorare le proprie condizioni di vita. Chi vorrebbe rimanere in Libia non trova che ostilità, razzismo e pericolo di essere ucciso. Molti finiscono nei centri di detenzione perché entrati illegalmente. I più “fortunati” riescono a sfuggire ai controlli, imbarcarsi e - se non muoiono durante la traversata - arrivare in Italia. La prima domanda che chiedono a un visitatore quando entra nei centri di detenzione è: “Allora quand’è che mi fanno uscire? Ormai da diversi mesi che mi trovo qui e nessuno mi sa dire quando e dove andrò”. Visualizza la scheda

Libya off the wall

4/13 Novembre

Ex carcere di Sant'Agata

Libya - Off the Wall nasce dall’esigenza giornalistica di documentare la Primavera araba del 2011 e prosegue, nei mesi successivi all’insediamento del Governo di Liberazione, con il desiderio di arrivare al cuore della Libia. Al lavoro di inchiesta sociale svolto in collaborazione con il Cesvi, prima organizzazione umanitaria italiana a intervenire in questa emergenza, le Nazioni Unite e varie Ong internazionali, si abbina una ricerca iconografica sulla cultura e sul paesaggio libico. “Da un lato del Paese le persone si ammazzavano tra loro” - racconta l’autore - “dall’altro c’era una serenità, quasi una normalità, che offriva spazio alla mente per apprezzare la bellezza dei luoghi”.

Cesvi opera in Libia per garantire assistenza sanitaria nei centri di detenzione per immigrati clandestini e richiedenti asilo. www.cesvi.org. Giovanni Diffidenti ha lavorato e vissuto in Libia dal giugno 2011 al novembre 2012. Sogna di trasformare questa mostra in un libro fotografico sulla realtà libica. www.giovannidiffidenti.com. Visualizza la scheda

Giovanni Diffidenti Diventa fotografo professionista nel 1983 a Londra: le sue foto sono state pubblicate da The Independent, The Sunday Times, The Guardian, Newsweek, Internazionale, Io Donna, Panorama, Famiglia Cristiana, L’eco di Bergamo. Per il Corriere della Sera/edizione Bergamo cura il fotoeditoriale. Ha ricevuto commissioni da parte delle Nazioni Unite, come UNICEF, UNDP, UNMAS, WHO, UNHCR e da molte organizzazioni umanitarie come CESVI, Concern Worldwide, Save the Children USA, Halo Trust, Oxfam UK, Norwegian People’s Aid, Mission Bambini, per citarne alcune.

Ha collaborato con agenzie come Associated Press, Agence France Press, Reuters e Contrasto. Ha viaggiato e vissuto in diverse parti del mondo: Asia, Africa, Balcani, America Latina e U.S.A. Nel 2002, in collaborazione con Saatchi and Saatchi, gli viene assegnato il Gold nella sezione fotografia da parte di Art Director Club italiano per la campagna “The Legacy of the Perfect Soldier”. Attualmente il suo lavoro sui sopravvissuti alle mine antiuomo conta 17 paesi e ha fatto mostre in diverse parti del mondo collaborando con International Campaign to Ban Landmine (ICBL). Giovanni Diffidenti è uno dei fondatori dell’associazione culturale Di+ onlus.

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